chie soe

Emigrata sarda di recente ritorno, lesbica femminista, pratico l’erboristeria e l’apicoltura, studio e faccio tanti progetti e intanto penso alla mia amata Isola.

Ho molti interessi e passioni che si ritrovano nei miei disegni. Le immagini e le foto che trovo sui libri ed intorno a me mi affascinano, il fumetto e il disegno sono un modo di espressione che uso da sempre e che mi aiutano a sognare e a dire. Da anni interessata alla street art, ho di recente trovato modo di esprimermi tramite le sue forme.

Vengo da un percorso lesbofemminista e penso che in mancanza di un immaginario che ci piaccia stia a noi doverlo costruire, inventare, impegnarci a colmare i non detti, sollevare le coltri che ci vorrebbero nascondere e cancellare. In questo momento il mio lavoro si sta muovendo soprattutto a partire dalla visibilità lesbica in Sardegna.
Le immagini contribuiscono a creare e definire i nostri immaginari, spesso le subiamo sotto forma di pubblicità, ci attraversano e ci colpiscono, ci condizionano, ci parlano, interagiamo con esse…

Considero i muri uno spazio di parola, e sono convinta che la street art nelle sue varie forme possa essere uno degli strumenti validi per comunicare con l’ambiente circostante, per trasmettere, è un veicolo veloce e lo sento mio. Mi piace scegliere i muri e approcciarci assieme con le altre, con le compagne che di volta in volta mi accompagnano negli attacchinaggi, fra colla e adrenalina.
I miei lavori sono realizzati su grandi manifesti, disegnati a mano o stampati, e rappresentano frammenti di esistenza lesbica radicandoli nella tradizione sarda, rappresentata nei nostri abiti e costumi tradizionali, quasi a ricordare la presenza delle lesbiche, nella realtà quasi sempre invisibili, nel passato come nel presente. Mi piacerebbe queste opere fossero un pò come un incoraggiamento a venire fuori, a rammentarci e a rammentare che siamo sempre esistite e a reinventare la nostra storia taciuta, li penso come un piacere nel trovare attorno a noi un qualcosa che ci piaccia, in cui riconoscerci.
Provengo da un contesto di paese ed è fondamentalmente a quel tipo di realtà che mi rivolgo, a partire dalle lesbiche stesse ma non solo.
Per questo i poster sono attaccati in luoghi ben visibili come incroci stradali, ponti, parcheggi all’interno delle biddhe, scegliendo di interagire con uno spazio che appunto non riconosce in sé una realtà lesbica come possono averla invece le città.

Moju

4 Responses to chie soe

  1. foocault says:

    Bella storia. Me lo leggerò tutto il prima possibile.
    A presto \ cissy vede ingiro 😉 ;-@

  2. veronica says:

    Hai sempre le parole giuste per descrivere situazioni ed emozioni spesso difficili da comunicare,da tirare fuori….sei la voce che arriva anche dove c’è silenzio e mi fai sentire il profumo dell’elicriso e della libertà dall’alto di quel nuraghe..grazie sorre mia..

  3. moju says:

    🙂 grazie!
    Peccato per Biddajas…in realtà la mostra è rimasta sù fino a sabato scorso…ma forse fra un pò la riporto a Sassari, in un bar…

  4. zu sè says:

    bellu custu blog! mi ci sono imbattuto forrogando nel web…non mi sono accorto di biddajas, e pensare che vivo vicinissimo al borderline. saludos! zu sè

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