A sas cumpanzas de continente – Alle compagne continentali

Pubblico, un pò modificata, una mail che ieri ho inviato alle mailing list di femministe e lesbiche italiana, romana e cagliaritana.                                                                                           Era in risposta ad una mail anticolonialista ed è stata per me l’occasione di dire cose che in effetti volevo dire da anni, che ci tenevo a tirare fuori…

Avete dimenticato di nominare l’ultima colonia dello Stato italiano, la Sardegna.

Siccome nominate l’occupazione militare vi ricordo che il 60% del territorio militarizzato dello stato italiano si trova in Sardegna, che test per nuovi proiettili, esercitazioni dei caccia (a volte sembra non smetta mai il loro sibilo sulle nostre teste) che poi partiranno per guerre varie, vengono fatti qua.                                                                                                  Che il territorio militarizzato della Sardegna è grande tre volte la superficie dell’Isola (questo perché si considera terra, aria e mare).                                                                                 Per chi usa l’odiato social network lascio un link, e metto poi come allegato il documento che vi si trova solo per fare un esempio, perché purtroppo qua non è niente “di nuovo” per noi:

SALTO DI QUIRRA: per lo svolgimento di esercitazioni “a fuoco”, i cittadini sono pregati di sgomberare dalle proprie terre

COMANDO MILITARE DELLA SARDEGNA, considerata la necessità prospettata dal poligono sperimentale interforze del SALTO DI QUIRRA di svolgere esercitazioni di tiro con armi, lanci di razzi e missili, artiglierie nei giorni1-4-5-6-7-8-11-12-13-14-15-18-19-20 GIUGNO 2012 nella zona denominata poligono “SALTO DI QUIRRA”.

 4 aprile 2012

DOCUMENTO INTEGRALE ORDINANZA N. 12/2012 PER LO SVOLGIMENTO DI ESERCITAZIONI “A FUOCO”

https://www.facebook.com/notes/sardegna-unita-e-indipendente/salto-di-quirra-per-lo-svolgimento-di-esercitazioni-a-fuoco-i-cittadini-sono-pre/355468774503305

E’ da quando sono nata che sono cresciuta credendo di appartenere a un popolo di serie b.                                                                                                                                                           Sono cresciuta credendo che i miei antenati fossero dei trogloditi incapaci, senza vedere la grandezza dei nuraghi che pure costellano l’Isola seguendo le posizioni delle stelle in cielo, credendo che in questa terra “non ci fosse niente”, credendo che la lingua sarda fosse un dialetto e che parlarlo fosse roba un pò da ignoranti.                                                                       Sono cresciuta con una specie di stacco storico (relativo alla storia della mia Isola) fra età della pietra e periodo contemporaneo. Sono cresciuta italianista.                                       Tutto questo senza grandi riflessioni in effetti.                                                                             Mi/ci hanno cresciuto come un popolo senza storia, esatto (almeno è così per la mia generazione) perché come si sa, la storia la scrivono i vincitori, non i resistenti (ma ora sono fiera di poter dire che la Barbagia sono migliaia di anni che resiste).

Non mi vergogno a dire queste cose adesso, perché ci è voluto parecchio a metabolizzarle, e a vedere.

Sono cresciuta e le cose hanno assunto un’altra luce mentre mi politicizzavo, come emigrata sarda, come lesbica, come femminista.

Sicuramente l’emigrazione e la vita a Roma, il distacco dalla realtà che avevo lasciato, non metropolitana ma di piccoli paesi, mi sono servite per vedere meglio, a distanza, per capire e anche per apprezzare molto di quello che avevo lasciato. Ho visto quel che mi piaceva e non mi piaceva in entrambi i luoghi che avevo vissuto.

E sono riuscita faticosamente a tornare.

Eppure quando sono tornata un’amica più grande di me, mentre guardavamo le ciminiere, così vicine, mi diceva “ma non lo vedi come siamo depressi qua?”…io non capivo ancora…ci vuole un pò per capire bene insomma, devi sentire proprio la puzza.

Qua siamo in teoria un milione e mezzo, ma nemmeno ci arriviamo se contiamo che moltissimi residenti sono fuori per studio e lavoro. La percentuale di militari rispetto alla popolazione è da fare schifo, ed è “normale” qua!                                                                        Per ottenere la pacificazione del territorio noi siamo la “portaerei del Mediterraneo” (l’ho scoperto sempre da grande che la chiamavano così, siamo pieni di caserme e di zone militari interdette alla popolazione -poste tra l’altro in territori bellissimi-).

Se da una parte abbiamo questo genere di occupazione forzata, dall’altra forniamo braccia alle forze armate.                                                                                                                 Nonostante non giustifichi la cosa, so che la “mancanza di prospettive” porta migliaia di giovani sardi ad arruolarsi, so che questa è una delle conseguenze della colonizzazione.

Così come lo è il tasso allucinante di alcolismo che abbiamo qua, è agghiacciante. Se non sbaglio in un articolo uscito un pò di tempo fa si diceva che la provincia di Nuoro aveva uno dei tassi di alcolismo più alti nel territorio italiano…nell’Isola c’è la più alta percentuale di consumatori a rischio tra gli 11 e i 18 anni…

Cercando per linkarvelo l’articolo di cui sopra ho invece trovato questo “La presenza di un numero di suicidi piuttosto elevato è da collegare all’alto tasso di disoccupazione, di alcolismo e di tossicodipendenza presenti in Sardegna. Ma può essere ritenuta valida anche l’interpretazione durkheimiana sull’isolamento, sulla mancata integrazione sociale, in un’isola dove si assiste allo spopolamento dei piccoli centri, delle realtà rurali, che stanno attraversando uno stato di abbandono sociale, culturale ed economico. Le peculiarità dell’andamento del suicidio potrebbero essere legate al brusco passaggio, avviato in Sardegna negli anni settanta, da una società agro-pastorale ad una società urbana e industriale.”                                                                                                                             Ho studiato una storia simile di depressioni, alcool e suicidi per l’esame di psicologia generale, si parlava però degli aborigeni australiani…

Per ottenere la pacificazione del territorio ce lo hanno inquinato, avvelenato, dalle montagne alla pianura. Se fate qualche piccola ricerca anche solo su internet potete leggere che la Sardegna è la più inquinata “regione” italiana.

Tra le varie, per pacificare il territorio negli anni ’70 hanno costruito le cattedrali nel deserto: la fabbrica di Ottana e quella di Sarroch. Ottana tristemente nota per essere costruita in modo calcolato come “polo antibarbage”. Così ci avrebbero tirati giù dalle montagne e da pastori resi operai…Il fatto di renderci da pastori a operai sembrava positivo anche alla sinistra di allora, così si poteva ragionare in termini di lotta di classe.   A suo tempo tanti ci hanno creduto al progresso delle industrie, e da là sono poi andati a seguire quella che è la nostra isola fuori, si sono aggiunti alle schiere degli emigrati…dicono ci sia un’altra Sardegna fuori, come numeri…ma io non ci credo, per me siamo molti di più…

Siamo vicine/i alle lotte in Val di Susa, alle lotte di popolo, le sentiamo e sosteniamo, e non ci dimentichiamo la nostra.

Vi scrivo questa mail, in amore e in rabbia per dirvi: non ve la dimenticate neanche voi.

Lo dico alle compagne che conosco ed amo, e lo dico anche a tutte le “compagne” che in tanti anni hanno saputo farmi il verso quando parlavo col mio accento, che mi hanno chiesto se le iniziative le organizzavamo “vicino al mare”, e se il paese dove tornavo a vivere era “a quanto dal mare?”, che questo mare che amo come fosse la mia linfa me l’hanno fatto odiare, che mi hanno dato della campanilista quando parlavo di lotta per l’indipendenza del mio popolo, che hanno potuto pensare che il rientro faticoso dall’emigrazione fosse una fuga, e quant’altro, che mi hanno fatto pensare e dire tante volte che forse non eravamo abbastanza olivastre per evitare il colonialismo delle continentali.

Sicuramente non ci siamo conosciute abbastanza, ma vi dico di ricordarvi della colonia che avete a pochi passi, quando lottate ogni giorno…o quando ci venite in vacanza.

fintzas a s’Indipendentzia   

Moju

 

This entry was posted in Anticolonialismu, General and tagged , , , , , , , . Bookmark the permalink.

One Response to A sas cumpanzas de continente – Alle compagne continentali

  1. dortu says:

    …un gioiello della Nostra Isola, Moju.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *